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Mese: Ottobre 2021

“Chi beve whisky sa che la degustazione è il biglietto di sola andata per un viaggio alla scoperta dei sensi .”

La storia del whisky è un racconto senza tempo, intriso di magia e di antiche parole celtiche. 

Ogni sorso evoca la terra in cui nasce e l’insieme delle sue stagioni: campi fioriti in Primavera, spiagge calde e polline di erica in Estate, frutti di bosco ai bordi della strada e frutteti in Autunno. 

Riporta a galla il profumo della tua infanzia, l’odore dell’erba tagliata e quei ricordi, impressi nella mente, a rifiorire, bevuta dopo bevuta. 

Il whisky è la quintessenza di una realtà fatta di associazioni sensoriali: vista, olfatto e gusto. 

Si sa, l’olfatto è il senso che più facilmente risveglia la memoria a lungo termine, ma è anche l’immaginazione a giocare un ruolo importante nell’assaggio del whisky. 

C’è una citazione, che voglio condividere con te, legata a questa bevanda: “È il battito di una piccola nazione – molto più di un semplice dram (il whisky è chiamato così) – la gente e il clima e il territorio: il passato distillato nel presente”. 

Quando compri una bottiglia di whisky, stai comprando molto più di un alcolico. Stai comprando la storia, l’artigianato, la tradizione, l’esperienza e tutto il tempo trascorso per produrlo e farlo maturare. 

Secondo il filosofo del whisky Dave Broom, “il paesaggio scozzese ha condizionato l’industria in molteplici modi, imponendo dove le distillerie potevano essere costruite, offrendo posti per nasconderle e poi posti per farle prosperare.

C’è persino l’allettante possibilità che le prime distillerie abbiano provato a catturare nei loro whisky gli intensi profumi della ginestra, dei fiori freschi, dell’erica e della felce”.

Il whisky è un compresso tra l’uomo e il territorio e continua a prosperare per il suo immancabile fascino pragmatico.

Inoltre, ogni regione di Scozia o Irlanda, si distingue nella propria distilleria, ma bisogna fare un passo indietro, anzi, direttamente nel tempo.

Distilleria scozzese Ardbeg

La distilleria Ardbeg si trova sulla costa rocciosa vicino a Port Ellen nell’Isola di Islay, considerata la terra natia della distillazione di whisky scozzese.

Al tempo la distillazione veniva allacciata al ramo della medicina e finì per essere sotto al suo controllo.
Questa distilleria fu fondata nel 1815 e si trova sulla costa, così che l’importazione di carbone, orzo e botti avvenisse tramite il mare.

Tale dettaglio è importante, se consideriamo il periodo storico, dove le strade erano difficilmente percorribili. Infatti la distilleria presenta un ponte in pietra, proprio per facilitare il commercio marittimo.
Nel 1835 era la distilleria con la più alta produzione di spirito dell’isola.

Distilleria Irlandese Bushmills

Il marchio del 1608 è legato alla distillazione nella stessa città di Bushmills.

La Old Bushmills Distillery produce single malt: “Siamo sempre rimasti fedeli all’orzo maltato al 100%”.

L’industria irlandese del whisky nel suo insieme ha sempre prosperato grazie alla compravendita di azioni e questo avvenne quando la crisi e il consolidamento del settore lasciarono solo due distillerie in tutta l’Isola di Smeraldo.

L’enfasi di Bushmills – e del whisky irlandese in generale – sulla qualità e sul lignaggio delle botti è arrivata molto prima della rinnovata attenzione dell’industria del whisky scozzese sugli stessi ideali.

Questo ragionamento era dovuto alla natura più morbida del whisky irlandese che deriva dalla sua tripla distillazione. Nel caso della Bushmills Distillery, i suoi alambicchi ad alta temperatura e dal collo snello migliorano ulteriormente la produzione di un distillato delicato.

Bushmills ha circa 350.000 botti che maturano, ad oggi, nei suoi magazzini, con botti di sherry e bourbon come selezioni predominanti.

Ma cosa succede dietro ogni sapore?

La degustazione del whisky può portare a nuove aree di conoscenza e si tratta di qualcosa che va oltre il decidere se ti piace o meno una sua espressione.

Ogni Whisky è diverso e inimitabile e la degustazione non dovrebbe riguardare solo il sapore, ma anche ciò che accade, dietro il sapore.

Tutte le distillerie hanno il proprio metodo per creare il malto e i fattori ambientali influenzano il sapore dell’orzo.
Assaggiare il maggior numero possibile di tipi diversi di Whisky significare iniziare a farsi un’idea del motivo per cui ogni Whisky è diverso.

A chi entra nel mondo delle degustazioni, può sembrare che ogni Whisky sia uguale, ma con la pratica e ampliando la gamma di whisky che assaggi, i sapori iniziano davvero a svilupparsi.

Capita spesso che le cose più semplici ci facciano incontrare mondi complessi e nascosti, ed è solo in questo modo che puoi approcciarti al piacere di degustare un buon Whisky.

Con la giusta consapevolezza e attenzione, puoi prendere contatto con i tuoi sensi e addirittura con te stesso, come se fosse una sorta di meditazione.

Il piacere edonistico che sviluppa energia vitale e creativa, è l’unico stimolo alla degustazione di un prodotto alcolico, ma se cerchi solo l’ebrezza, sicuramente, la degustazione del whisky, non fa per te.

Perché il whisky è uno specchio torbido dove ritrovarti, viaggiando tra presente, passato e futuro.

Questa antica bevanda di origine celtica ha origine da una “corruzione” del gaelico “uisce beatha”, che significa “acqua della vita”.

Un’idea così piacevole che le sue tecniche preservate e sviluppate nel corso dei secoli, si sono diffuse in tutta Europa.

L’elisir celtico ha una lunga e orgogliosa tradizione, che è quella di essere distillato “in sordina”. C’è una distinzione tra il “whisky del parlamento”, distillato su licenza dalla Corona e il “poteen”, distillato senza licenza, tranne quella di Dio.

Eppure, negli anni Ottanta era frequente discutere di malt whisky in termini di “differenze regionali”, perché si credeva che i malti prodotti in una parte della Scozia fossero diversi rispetto a quelli di altre parti.

Dove sta la verità?

Oltre all’idea di marketing, di una cosa siamo certi: i malti sono tutti differenti tra di loro, ed è proprio questa differenza a rendere ogni bottiglia di whisky, un viaggio indimenticabile.

Le differenze entro e tra le regioni sono state date tra le due divisioni: le Highlands e le Lowlands.

È errato pensare che tutti i malti di Islay siano affumicati o che tutti i speyside siano fruttati. Iin questo articolo voglio evidenziare i processi di maturazione del whisky, per mostrarti come ogni passaggio possa influenzare quello successi e il gusto del whisky maturo.

MATERIE PRIME

Per legge, il whisky di malto può essere prodotto solo con orzo maltato, acqua e lievito.

Lo “scotch malt whisky” deve essere distillato, fatto maturare e imbottigliato in Scozia e l’orzo, uno dei primi cereali a essere coltivato, cresce in Scozia dal Neolitico.

Si pensa che la varietà di orzo non abbia molta influenza, ma ci sono opinioni contrastanti. Dall’altra parte, la natura dell’acqua utilizzata per il mashing (l’acqua di processo) viene definita cruciale per il procedimento, che sia differente da distilleria in distilleria.

Potrei parlarvi di come i lieviti fossero ritenuti “colpevoli” di donare aromi fruttati e come, in America e Giappone, il ceppo dei lieviti è l’emblema della realizzazione del whisky perfetto.

Il whisky regala ricordi, emozioni e un giro gratuito, per il mondo.

MALTAGGIO.

Per maltaggio si intende il processo grazie al quale le pareti cellulari dei chicchi di orzo vengono rotte, così che gli amici contenuti nelle cellule possano essere convertiti in zuccheri.

Sono quest’ultimi ad essere trasformati in alcol durante la fermentazione.
Ci sono tre passi da tenere a mente:

L’immersione dei cereali in acqua, che può essere di tre volte nel corso di due giorni. Poi, vengono lasciati riposare all’aria nei diversi intervalli.

Si fanno germogliare i semi e tutto questo avviene in grandi cilindri meccanici. Dopo cinque giorni le pareti cellulari si saranno rotte e i chicchi saranno pronti per essere completamente modificati.

A questo punto si stendono i chicchi, chiamati “malto verde”, in un essiccatoio e si soffia aria calda attraverso questo tappeto di cerale per un tempo di circa 30 ore.

Se la distilleria in questione vuole produrre un whisky affumicato, durante le prime ore di essicazione viene fatta bruciare la torba.

Cos’è la torba?

La torba è composta di erba, muschio e altra vegetazione compressa per lungo tempo, viene estratta dalla brughiere e poi asciugata.

Dona un notevole impatto sul gusto del whisky, ma ne parleremo a breve.

MACINATURA

In questa fase il malto essiccato viene macinato nel “mulino del grist” che possiede due rulli, uno per spaccare il guscio e l’altro per macinare il malto.

Breve, ma intensa, questa fase è importante per ciò che ti sto per raccontare.

AMMOSTAMENTO

Il grist viene miscelato con acqua calda in un grande contenitore di acciaio inossidabile chiamato “mash tun”.

L’amido si trasforma in zucchero grazie agli enzimi e poi si scioglie nell’acqua e il liquido risultante finisce con l’essere drenato attraverso il fondo perforato del mash tun.

Il liquido ottenuto è chiamato “wort”: un mosto dolce e non alcolico che diverrà il nostro whisky. La sua quantità e qualità, determina la quantità di alcol che può essere prodotta a fine giornata.

Le caratteristiche di essere più o meno torbido condizionano il gusto, dato che i wort torbidi tendono a produrre uno spirito più maltato, con gusto di cereale.

FERMENTAZIONE

Il wort viene raffreddato e viene pompato in grandi recipienti chiamati “washback”, fatti di larice, abete di Douglas (pino dell’Oregon) o di acciaio inossidabile.

Qui si aggiunge il lievito che dopo un periodo iniziale di stasi, inizia a lavorare e a trasformare gli zuccheri in alcol e anidride carbonica, per almeno 48 ore.

Il liquido ottenuto per molte distillerie (chiamato “wash”) è pronto per essere distillato, ma quelle che vogliono sviluppare aromi più complessi e delicati, con note fruttate o floreali, lasciando che il wash fermenti ulteriormente a seconda di ciò che si vuole ottenere.

DISTILLAZIONE

La distillazione viene fatta con alambicchi di rame.

Lo spirito è sempre distillato due volte e occasionalmente tre volte, per raggiungere la gradazione alcolica e la purezza richiesta.

L’ultimo passaggio viene eseguito di solito in due alambicchi diversi, ed è un processo discontinuo a lotti: gli alambicchi vengono caricati, il contenuto viene fatto distillare, poi vengono svuotati, puliti, lasciati riposare e ricaricati.

Ci sono due tipologie di distillazione: continua e discontinua.

Nella prima la miscela da distillare viene introdotta con flusso continuo nell’alambicco e anche la produzione del distillato avviene in modo continuo.

Nella seconda, quella discontinua, l’alambicco deve essere ricaricato, messo in funzione, svuotato e pulito ad ogni ciclo di distillazione.

Quando parliamo di alambicchi, invece, intendiamo il contenitore che converte un liquido in vapore e quindi far condensare quell’ultimo in modo da avere di nuovo un liquido.

Per distillare il whisky scozzese, ad esempio, si utilizzano alambicchi di rame a forma di pera, i pot still, secondo il tradizionale metodo.

MATURAZIONE

Per legge, lo spirito deve essere fatto maturare in botti di rovere per un minimo di tre anni prima che possa essere chiamato “whisky”.

È stato scoperto molto tempo fa che il rovere era il legno perfetto in cui far maturare il whisky. Vengono usati due tipi di legno di rovere: rovere bianca americana e rovere europea.

Ogni varietà contribuisce in modo diverso al gusto e al colore dello spirito di maturazione.

Bisogna anche considerare che le botti piccole tendono a far maturare il loro contenuto più rapidamente rispetto a quelle più grandi, ma il fattore chiave è il numero di volte che la botte è stata riutilizzata.

First fill, primo uso.
Refill, secondo uso.

C’è un vecchio detto in Scozia che dice “il legno fa il whisky” (wood makes whiskey) e sto immaginando una botte come una crisalide e lo spirito come un bruco, che emerge dopo il suo lungo sonno come una farfalla.

In Scozia i magazzini tradizionali sono bassi e umidi e le botti vengono posizionate su scaffali alti sette o nove ripiani, in un ambiente più caldo e più secco.

Ma dove sta la differenza tra whisky scozzese e irlandese?


L’Irlanda e la Scozia hanno entrambe una storia illustre nella produzione di alcuni dei migliori Whisky del mondo, ma non saranno mai d’accordo su chi l’ha inventato per prima.

Se hai coraggio, però, chiedi pure ai patrioti e amanti dello spirito di ambo le nazioni celtiche chi è il creatore originale.

Poco ma sicuro, “l’acqua della vita” ha molte somiglianze, ma altrettante differenze che contraddistinguono il whisky irlandese da quello scozzese.
Anche se la giuria potrebbe essere indecisa su chi ha dato vita al distillato, entrambi i paesi hanno un lungo e distinto pedigree nella licenza di produzione mondiale.

L’Irlanda era produttore dominante del mondo, ma per una serie sfortunata di eventi, tra la guerra di indipendenza, tariffe e restrizioni sull’esportazione, rimasero solo due distillerie funzionanti su tutta l’isola.

Altra storia per lo Scotch, le cui esportazione nel 1994 valevano la cifra record di 2,8 miliardi di dollari.

Ma per tornare alle differenze tra questi due colossi, ci sono alcune regole chiave che tutti i distillatori devono rispettare.

Per legge il Whisky scozzese è distillato e maturato in Scozia.

  • Il processo di maturazione deve avvenire in botti di rovere per almeno tre anni.
  • Imbottigliato ad una gradazione minima del 40% Vol.

Tutt’altra cosa è il Whisky irlandese, prodotto esclusivamente in Irlanda su entrambi i lati del confine dell’isola.

  • La maturazione avviene in botti di legno diverse dalla quercia e questo influenza il profilo aromatico.
  • Viene distillato, secondo la tradizione, tre volte, così da dargli un gusto più morbido e accessibile rispetto a quello scozzese (distillato due volte nella maggior parte dei casi)

Ci tengo a precisare che ovviamente ci sono delle eccezioni, ad esempio: il marchio Lowland Scotch Auchentoshan (i cui fondatori si dice siano irlandesi) che produce whisky a tripla distillazione e single malt irlandese come The Tyrconnell distillato solo due volte.

Entrambe le nazioni offrono le proprie versioni di single malt, single grains e miscele. Gli irlandesi hanno creato questa varietà per evitare di pagare tasse alle stelle dell’orzo maltato.

Furbizia o meno, oggi ha raggiunto una popolarità globale ed è considerato come uno dei Whisky irlandesi più decorati.

Assaporare la differenza tra il Whisky scozzese e l’irlandese significa vivere un aroma unico ed inimitabile, che sia del primo o del secondo.

Il whisky irlandese pot still ( definisce un distillato composto da orzo maltato e orzo non maltato, anche detto “green barley” con una quantità di ciascuno di almeno il 30%) è maturato in botti di porto bourbon, sherry e ruby. Al naso arriva il sentore vaniglia e frutta esotica, seguito da un gusto lussuosamente ricco che include prugna, ciliegia e legno maturo.

La più grande differenza sta nel numero di distillazione e la noterai subito, una volta degustato.

In genere, il whisky scozzese doppiamente distillato è più ardente del whisky irlandese, che è più dolce nel gusto.
E se parliamo di fuoco, non posso dirti l’altra differenza legata all’essenza di torba nella produzione di Whisky irlandese (tranne che in rarissimi casi).

Lo scotch, prevalentemente quello di Islay, è famoso per il suo sapore terroso e affumicato, ottenuto dalla torba (la torba sono resti vegetali che si sono impregnati di acqua sotto terra e scatenano questo sentore “legnoso”) bruciata per essiccare l’orzo nel processo di maltazione.

Ma qualunque sia il tipo di Whisky che assaggerai o vorrai assaggiare, non potrai fare a meno di far vivere un’esperienza al tuo palato.

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Vi siete mai chiesti perchè la Scozia ha questa bandiera???????? (tempo di lettura 20 secondi)

La croce di Sant’Andrea o Saltire è la bandiera nazionale della Scozia.

La tradizione vuole che la bandiera, abbia una croce trasversale bianca su sfondo blu. È la più antica d’Europa e del Commonwealth, ed ha avuto origine in una battaglia combattuta nell’East Lothian nel Medioevo.

Si ritiene che la battaglia abbia avuto luogo nell’anno 832 d.C. tra un esercito di Pitti con al comando Angus Mac Fergus, Sommo Re d’Alba aiutato da un contingente di scozzesi guidati da Eochaidh contro un esercito di Angli e Sassoni guidati da Athelstan.

Temendo l’esito dell’incontro, il re Angus guidò le preghiere per la liberazione e fu ricompensato vedendo una nuvola formare una croce bianca (la croce diagonale su cui Sant’Andrea era stato martirizzato) contro un cielo blu. Il re giurò che se, con l’aiuto del Santo, avesse ottenuto la vittoria, allora Andrea sarebbe stato il santo patrono della Scozia.

…ovviamente gli scozzesi vinsero e la “saltire” è diventata così la bandiera della Scozia.

21Ott

New Look

Publickerz, finalmente, più veloci della luce, abbiamo ultimato i lavori di restyling della nostra saletta!✨

Tutto questo per rendere la vostra permanenza nel pub sempre più piacevole e unica, creando la giusta atmosfera, facendo sì che vi possiate tuffare nel mondo del pub, quello vero, quello scozzese che tanto ci è caro! ?????????

Quando passate a vederla?